Vent’anni dopo, Roberto Pellizzaro torna in libreria con Pigafettavimus, piccola epopea del liceo classico vicentino nel ricordo di un ex che alla vecchia scuola resta legatissimo. Dice l’autore che la ristampa è stata un regalo di moglie, mamma e amico editore (Alberto Brazzale). Chi l’avrà sotto gli occhi si farà a sua volta un regalo: sia che si tratti di un pigafettiano che nel 1991 il libro l’aveva perso; sia che appartenga a leve più recenti, che certe storie e certi nomi li sente aleggiare nel chiostro neoclassico di contrà Cordenons.
Per i nomi basta la sequenza Sansonetti, Perraro, Faggin, Poli, Carli, Volpato, Salin: mitici “prof” di cui parlano oggi i nonni e gli zii. Tra le storie pellizzariane da citare, quelle delle ragazze in grembiule nero e dei loro compagni rigorosamente in giacca e cravatta, dell’albeggiare della contestazione sessantottina che ci avrebbe messo assai a varcare il portone del liceo vicentino, dei campionati d’istituto in cui il Pigafetta contendeva gli allori agli “industriali” del Rossi, del bidello Max-Maurizio non meno mitico dei professori nella sua onnipresente militanza da custode, parasegretario e facente funzioni varie.
ROBERTO PELLIZZARO. Pigafettavimus. La Serenissima editrice, 265 pagine, 16 euro.








